stARTup

Questo progetto consiste nel riservare un’area della Galleria per i giovani talenti che dopo essersi aggiudicati “TheTagPrize” avranno a loro disposizione per circa un mese, lo spazio “Laboratory”, un’area all’interno della Galleria dove poter esporre, creare, condividere.

Si propone agli studenti del CSIA (Centro Scolastico per le Industri Artistiche) un concorso con premio acquisto da parte della Galleria.

Per noi è fondamentale la sezione giovani: il “vero” contemporaneo sono loro! Vivono oggi con prospettive al futuro ed hanno ancora tutto da scoprire. Ed è proprio nella scoperta che si trova l’essenza del viaggio dell’artista.

Dedichiamo progetti specifici per i giovani artisti finalizzati a sostenerli durante il loro percorso di ricerca con:

  • concorsi d’arte con premi acquisto
  • esposizioni presso la nostra sede 
  • concessione dello spazio “stARTup” in utilizzo come atelier per poter lavorare e produrre per la mostra, atto conclusivo del ciclo.

I° Edizione TAG The stARTup Gallery LAB 2016

La prima edizione di stARTup, iniziata il 28 settembre e terminata l’8 ottobre 2016, ha visto protagonisti giovani artisti del Centro Scolastico per le Industrie Artistiche (CSIA) che, con l’esposizione dei loro migliori lavori, hanno potuto esprimere il loro potenziale creativo in un contesto del tutto nuovo.

Sono stati undici i giovani artisti che hanno lavorato ed esposto: Noa Balestrieri, Annamaria Benzoni, Julia Kobzar, Francesca Mangold, Giulia Marcotullio, Nadège Regusci, Ilaria Alessi, Chiara Mantegazza, Michela Ribeiro Pereira, Vasili Skoromunik, Laura Titren.

Il premio TheTagPrize di questa prima edizione è stato vinto e conferito a Noa Balestrieri per Parco Giochi, un’installazione/video:

“Ho cominciato a riflettere sulla percezione che il bambino ha di ciò che lo circonda, e su come possa crearsi un mondo completamente diverso da quello che definiamo reale. Infatti, spesso, in situazioni tragiche i bambini si creano un mondo che i bambini sfruttano questa abilità di poter cambiare radicalmente la realtà che li circonda in modo da stare bene. Succede anche a noi adulti, se ci si riflette. Ma la differenze è che in generale gli adulti cambiano le cose all’esterno di loro. I bambini invece si creano il loro mondo e cambiano il loro modo di vedere le cose. Purtroppo per via di molte cose che ci influenzano crescendo, quest’abilità spesso viene piano piano messa da parte e alcune volte dimenticata.
Ho voluto creare un’installazione che riprenda questo modo che ha la realtà di trasformarsi. Ho voluto chiedermi come possano sentirsi i bambini in un ambiente di guerra e distruzione, dove quello che li circonda non è affatto facile da sopportare. so quanto sia importante l’infanzia per ogni persona perché è la base di ciò che poi si diventerà da grandi, e penso: cosa trasmetterà un ambiente di guerra ad un bambino? Come lo farà crescere questa esperienza?
Il mio progetto consiste in un’installazione/video. Si entra in una stanza buia nella quale viene proiettata un’immagine in bianco e nero, molto cupa, di macerie e vengono sovrastate da bombe, urla, sirene e aerei. Il suono ad un certo punto, da molto forte e frastornante diventa un fischio come quando ti cade una bomba vicino, e si sentono dei battiti che poi si trasformano in silenzio. In questo momento l’immagine cupa comincia a colorarsi come se un bambino la stesse colorando. Sentiamo il suono della matita, fino a creare un’immagine piena di colore e gioia, e in sottofondo si cominciano di nuovo a sentire le risate felice dei bambini.
L’immagine cambia completamente aspetto proprio come in generale fanno i bambini con la realtà. L’idea è stata quella di avvicinare lo spettatore mettendolo il più possibile a contatto con questo tipo di emozioni, che scaturiscono dal trovarsi in un posto desolato, triste, distrutto. Vivere queste realtà attraverso gli occhi di un bambino. Il finale lascia un sorriso sulle labbra e un pizzico di speranza nel cuore, perché alla fine i bambini sono il futuro del mondo, riusciranno a cambiare il mondo come fa l’immagine. È in questa capacità propria dei bambini di trasformare l’immagine e la realtà che risiede per me l’espressione artistica.
Ho intitolato il mio lavoro Parco Giochi perché volevo mettere a confronto le sensazioni percepite durante la visione della proiezione con le aspettative generate dal titolo.
Il disegno dell’immagine colorato l’ho realizzato prendendo spunto da vari disegni fatti da bambini della Scuola elementare di Sessa. Da ogni disegno ho cercato di prendere i particolari più interessanti creando poi l’immagine definitiva.”*

 

Per la mostra è stato realizzato il relativo catalogo.

*dal catalogo della mostra, p. 2.

 

II° Edizione TAG The stARTup Gallery LAB 2016

La II Edizione di stARTup, inaugurata nella giornata di venerdì 10 Novembre 2017, ha visto la partecipazione di ventuno tra studenti ed ex studenti impegnati nel dare forma e voce a due diversi progetti scolastici connotati da altrettante tematiche: Creazione Cultura Arte dal titolo “Nottetempo” e Progetto Cultura Artistica intitolato “Luce, ritmo, traccia” ed “Interno/Esterno”.

Predisporre
Per un’età di formazione non è quasi mai semplice predisporre un terreno
sul quale lavorare. È dell’età della formazione un’incertezza sui confini:
alla ricerca di un’identità, questa spesso sfuma tra le urgenze più soggettive. L’ambito artistico per sua natura tende a rimescolare, se non a confondere, per trovare qualche via espressiva, forme da sperimentare e, sempre, un percorso da saggiare.
In questo senso sigle e acrostici non aiutano un granché. CCA a per “creazione cultura arte”, un trinomio che stabilisce il primato del primo termine, solo
se sgorga da un grado di consapevolezza nutrito dai due termini che seguono (o, nel senso più pratico, anticipano e accompagnano); ancora meglio, “cultura arte” predispongono aperture, sequenze, interruzioni o ritorni, andamenti sinuosi o fra i del processo creativo. PCA per “progetto di cultura artistica” sta per un’equivalenza, dove la creazione lascia il posto all’aspirazione un poco più organizzata (almeno nelle intenzioni) del progetto, ma nella sostanza non ne muta il significato.
Istituzionalmente CCA è “materia specifica”, cioè distintiva della variante artistica della maturità professionale (MPA), e PCA designa il lavoro finale, il tratto più personale degli approdi della Scuola cantonale d’arte e del Liceo artistico (e vai con SCA o LA). Della sostanziale equivalenza, che si prende gioco del coiffeur intento nel taglio a una sfumatura più o meno alta della capigliatura, parlano i lavori qui radunati.
Titolare
Corrisponde a una delle ossessioni critiche dell’età contemporanea: una formula che risolva il tutto (il singolo, il collettivo, la mostra, la biennale); ma è operazione tante volte a posteriori. Nel nostro caso il titolo precede ed è “tema” allo scopo di creare una convergenza, per poi dipartirsi per declinazioni diverse, più personali; vuole avere un carattere evocativo, un tanto d’indistinto (le forme avverbiali piuttosto del sostantivo concreto) per segnare comunque una pertinenza. Nottetempo è la versione 16.17 per CCA, un modo (o il solo modo) – come detto in un testo di presentazione – per fare chiarezza.
Più sfuggenti o più problematici i punti di partenza per SCA o LA, non posti nella forma di parole chiave, ma svolti in senso più concettuale o attraverso testi introduttivi: trovare il punto di partenza non è mai semplice e spesso la prova dei fatti dei lavori o delle opere, più che confortare o negare i propositi iniziali, rimanda all’indeterminatezza di una verifica. Un “buon titolo” può dare risultati poco convincenti; e viceversa.
Selezionare
Sarebbe meglio ripiegare su radunare; tuttavia è radunato un numero ragionevole di opere di studenti CSIA (o CCA o PCA), che è il frutto di una selezione, orientata sì da criteri di qualità, ma anche da un’idea di varietà, di presenze distinte e sperimentate di tecniche, linguaggi o forme espressive: è l’idea di dare uno spaccato e una visione d’insieme, più che di decretare un futuro ancora del tutto in embrione, professionale o artistico, disciplinare o ibridato che sarà.”*

*Dal catalogo della mostra, Introduzione

Per l’occasione è stato realizzato un catalogo dedicato.